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10/11/2009
Si ricomincia.

Si chiude una porta alle mie spalle, una lunga via da percorrere mi aspetta.

Questa mattina ho preso uno zaino e l'ho riempito con lo stretto indispensabile: il mio ottimismo un po' malconcio, un paio di sorrisi, tutta la mia dignità, un cartoccino di amore e un profondo desiderio di ricominciare.
In un taschino ho trovato spazio per un po' di mancanza di fiducia negli altri, ci penso un momento, sto per toglierla... ma no, lasciamola, mi sono sempre fidata troppo e non è servito a niente. Tuttaltro.
Metto in tasca una manciatina di ricordi, ma non troppi perchè fanno male.
Mi dimentico volutamente le lacrime e la rabbia per com'è finita, tanto sono inutili. Al loro posto mi porto le delusioni per rifletterci sopra, studiarne le conseguenze, ed imparare per il futuro.
La voglia di ricominciare è tanta. La tristezza è tanta.
Il cuore sta lacrimando, ma inizio a cospargerlo di tempo e pazienza, per consolarlo un po'.
Zaino in spalla, si parte.
Esco da questi undici mesi. Ho un po' di vertigini perchè sento il terreno sodo e fermo sotto i miei piedi e, come un marinaio che sbarca dopo undici mesi di navigazione, sono un po' sbilanciata dalla mancanza di rollìo di quell'amore altalenante.
Respiro profondamente l'aria frizzantina di metà novembre che mi accarezza il viso, il sole oggi è anacronistico, è troppo brillante, ma forse qualcuno lassù, qualcuno che mi ha amato molto, sta provando a lenire il dolore di questa mia scelta.
Va bene così.
Sorrido stancamente ma è già un inizio.
Sistemo lo zaino sulle spalle, la strada è ancora lunga da percorrere.
Ma l'energia c'è.
Si ricomincia.

Postato da: goccedianima a 11:31 | link | commenti (1)
pensieri

30/07/2009
un cuore di nuovo sulla via

Credevo di poter dire, finalmente: "Basta". E smettere di correre per inseguire un sogno di serenità.

E invece ho dovuto dire: "Basta" per non soffrire più.

Bugia.

Soffro ancora.

Ho sbagliato, un'altra volta.

L'ultima.

Postato da: goccedianima a 12:50 | link | commenti (6)
pensieri

25/07/2009
La tardona

Ebbene sì, lo ammetto. Possiedo tutti i requisiti rispondenti alla definizione di “tardona”: ho più di quarant'anni e conseguenti rughe; sono separata e sovrappeso.

E non riesco ancora a smettere di amare.

Ecco, l'ultima affermazione mi inserisce di diritto nella categoria “tardone”. Perché qualsiasi donna può avere i primi quattro difetti. Anche tutti insieme, intendo. Ma l'ultimo, oh... l'ultimo è assolutamente imperdonabile. Il peggiore.

Quando ci si innamora, si perde di vista quella consapevolezza di sé che ogni donna dovrebbe avere raggiunto, saggiamente, con il passare degli anni. Solitamente, ci riescono meglio le donne sposate: è una sorta di rassegnazione alla trasformazione peggiorativa del proprio corpo dopo il parto, oppure dopo qualche malattia o incidente su cui si incespica, inevitabilmente, durante lo scorrere della vita. Le donne sposate, vestite sempre fuori moda, parrucchiere ogni sette mesi, tinta rossa casalinga all'hennè dell'ipermercato, annullate nei figli e nel marito, quell'uomo che da anni indirizza i suoi sguardi suini verso le trentenni sottopeso in tenuta da “carriera”: capello stirato a piastra, sorriso di plastica, tailleurino-gonna-mini, camicetta-sbottonata-mostra-tette, tacco-dieci.

Ma la tardona no. Non ci sta. Costi quel che costi. Completamente fuori standard rispetto all'età anagrafica, non si rassegna e si innamora. E si mette in mostra. Soprattutto quando perde la testa per un uomo, per catturarne l'attenzione si inventa di tutto, arrivando anche ad oltrepassare quel sano limite di decenza che – invece – dovrebbe accompagnare ogni gesto, ogni parola. C'è questa necessità di mostrare che ce la si può fare.

...

Ma l'amore, dopo i quarant'anni, è travolgente ed impetuoso ed impietoso. E testardo. La tardona ci riprova, con altri completini e cene e regalini e poesie e sms...

(continua)

Postato da: goccedianima a 13:36 | link | commenti (7)
pensieri

06/07/2009
Preghiera del Guzzista con la batteria scarica

Santi Fozio e Parasceva
fate andare un po' 'sta Breva.
Mentre aggancio i due cavetti,
prego e invoco la Goretti:
Santa martire! Maria!
nun me va la batteria!
Metto in moto l'Ypsilòn
e continuo l'oraziòn.
Santi e beati tutti
questi son momenti brutti,
ci vorrebbe su 'sta Guzzi
acqua santa a fiotti e a spruzzi!
Al mattino non s'avvia
senza questa litanìa.
Santi Bartolo e Ermanno
fate anna' questo "malanno".
San Clemente Santa Betta
Fate anna' questa carretta.
Nun me fate prega più
sennò compro un biemmevù.
 
Amen
images

Postato da: goccedianima a 10:07 | link | commenti (3)
pensieri, moto, motoguzzi

04/07/2009
raccontami

La moto adesso era ferma, parcheggiata. Silenziosa. Con i cilindri ancora caldi dei chilometri nel traffico convulso di Milano. Lei stava seduta sulla sella, piedi a terra, mani sul manubrio, idee vagabonde come il suo sguardo e la sua mente.

Quel viaggio contemplava una sola definizione possibile: incubo. Stavano lì entrambe, la donna e la moto. Ferme. Cosa non era successo in quel rientro a casa? Il traffico era stato maleducato, malevolo. Traffico di Fiera: visitatori che entravano in Milano sconquassandola, che non sapevano mai da che parte girare... già: "girare". Milano è una città rotonda. Non si "viaggia" per Milano. Si "gira". Al centro c'è il Duomo, come un sasso lanciato in uno stagno di cemento. Il primo cerchio concentrico è la Piazza, le prime onde sono Palazzo Reale e l'ingresso della Galleria... Gli altri cerchi concentrici sono le "circonvallazioni". Non si può nemmeno lontanamente pensare di "andare" in un posto. Non si "va" nei luoghi di Milano. Si "raggiungono" con delle parafrasi automobilistiche.

Quel pomeriggio il viaggio non era stato un piacere, rifletteva mentre si sfilava i guanti con voluta lentezza, quasi un rito, e li appoggiava sul cruscotto della Guzzi. Poi si tolse il casco e lo appese alla manopola dell'acceleratore. Un'abitudine. Slacciò la bandana che portava legata sui capelli: bagnata di sudore e di spaventi.

Un sospiro, come se dovesse riempirsi nuovamente i polmoni, come se avesse viaggiato fino a casa in apnea. Aprì la cerniera della giacca in cordura e un filo di aria le accarezzò la scollatura della camicetta. Così libera, fece scendere il cavalletto laterale e vi appoggiò delicatamente il peso della moto. Poi scese.

"Non è stato un piacere" riflettè. Quella rotonda sulla Provinciale 103, la "Cassanese", all'altezza di Pioltello, era piena di sabbia e sassi e ghiaino... la Guzzi, in un momento di ribellione, si era rifiutata di passarci sopra, i pneumatici avevano perso l'aderenza e la motina "se n'era andata via..." con uno scodinzolamento rabbioso. Era stato difficile tenerla in piedi. Una lotta di pochi istanti, ma durissima contro una moto imbizzarrita, più di centottanta chili di arrabbiatura. "Quale Santo o Angelo mi ha sorretto?" si domandò. "Quale altro ha impedito al camion di scivolarci addosso?".  Scrollò il capo, stanca, mentre una goccia di sudore le cadeva dalle ciglia sopra il viso. Aveva letto qualche giorno prima che durante le elezioni di quel Comune, una lista aveva nel suo programma "L'interramento della Cassanese"... Le venne da ridere, irresistibilmente, per il gioco di parole che scherzavano nella sua mente... "L'interramento della Cassanese ... hahahaha!!! ci stanno provando con il brecciolino.. ahahaha!! forse non hanno capito bene, e hanno confuso interramento con insabbiamento!" Era una liberazione: le risa stavano cacciando via la paura di pochi minuti prima... "Ahahahah!!"  scrollò il capo.

"Ciao tesoro... ". Diede le solite due pacchettine con la mano sul serbatoio della Breva e, sempre ridacchiando, si diresse al portone di casa.

Nel silenzio del tardo pomeriggio di luglio, una Guzzi stava parcheggiata accanto alla casa di una donna amante delle due ruote segnate dal volo di un'aquila. "Ce l'abbiamo fatta. Ciao, Cin..."

cin-breva

Postato da: goccedianima a 01:46 | link | commenti
moto, tales, motoguzzi

caro amico mio....

Caro amico mio,

eccomi di nuovo qui, a combattere per prendere ciò che è mio, per non farmi abbattere ancora una volta dall'arroganza, per poter finalmente liberare il mio sorriso, rinchiuso dietro macigni di preoccupazioni...

Caro amico mio,

è vero: è il destino di voi amici, essere invocati quando si sta male, perchè invece - quando la vita fila via liscia come una canoa sopra i giorni sereni - spesso vi si accantona, voi, scrigni nati per conservare segreti e pianti da dimenticare.

Le ore di questa notte si prospettano cariche di pensieri e riflessioni. Decidere. Muoversi. Il viso è tinto di nero, per passare inosservato nelle stanze buie della mente. I movimenti sono lievi, silenziosi, per non farmi cogliere dalla paura in agguato come un cecchino, pronta a sparare al minimo rumore. I suoi bersagli sono già decisi: la mia voglia di andare avanti, il mio coraggio. Il sorriso è prigioniero, è ora di liberarlo. Ci sono giorni felici e pieni di sole nella mia vita, adesso... Ma è sufficiente lo squillo di un telefono ed ecco che un altro problema scoppia prepotente, una bomba che lancia con violenza i suoi chiodi dentro il cuore, e lo fa sanguinare nuovamente. Il passato ritorna tempestoso e travolge la mia voglia di vivere e di amare.

Sai tu dirmi se mai, e quando, finirà tutto questo, caro amico mio? Trasformati - ti prego - in indovino, per un attimo, e raccontami di giorni pieni di dolcezza, allegri come un campo di papaveri che nuotano nel grano, in gara con i fiordalisi. Diventa, per una notte, narratore di storie innamorate: elencami quanti tipi di stelle convivono negli occhi degli amanti e avvolgimi di tenerezza e parole che fasciano, non feriscono.

Quando sarai stanco di parlare, solo allora, punta il tuo sguardo nei miei occhi lacrimosi e spogliami l'anima. E io mi lascerò portare, senza resistere, verso il centro del tuo abbraccio e staremo così, lasciando che il tempo scorra lentamente e che la tua energia assorba e plachi i singhiozzi della mia tristezza.

Caro amico mio,

porgimi la tua mano forte: io la prenderò tra le mie mani tremanti e mi sembrerà, per un momento, di non essere più sola...

hands

 

Postato da: goccedianima a 00:46 | link | commenti (2)
pensieri

13/03/2009
il Grande Spirito

... e dopo aver cavalcato fino a non sentire più la differenza tra il suo corpo ed il suo cavallo, si fermò. Ansimando. Con l'anima attanagliata dalla paura ed il cuore trafitto da mille avvelenate frecce nemiche.

Non poteva più proseguire.

Prese un respiro, con le ultime forze alzò le braccia verso quel cielo infinito e padre, ed iniziò ad implorare un po' di pace.

 

 

greatspirit

Postato da: goccedianima a 14:16 | link | commenti (1)
pensieri, motoguzzi

02/03/2009
segni...

C'erano periodi in cui le idee dei due amanti si sovrapponevano come un accordo armonico di SOL maggiore, proprio come il sole nelle loro vite innamorate. Allora, in quei momenti, non riuscivano nemmeno a telefonarsi, perchè componevano il numero dell'altro nello stesso istante, e il suono della linea occupata li sbeffeggiava amichevolmente. Una, due, tre volte. E poi entrambi aspettavano che fosse l'altro a chiamare. Fermi lì, immobili, ad attendere che il cellulare suonasse. Entrambi.

Non suonava.

Allora ricominciava lo speranzoso "passo a due" delle dita sulla tastiera:

3...

                3...

4...

                 3...

0...

                 7...

ancora una volta.

Lei iniziava a scrivere un sms, che regolarmente veniva interrotto dalla ricezione di un altro sms. Lui era più veloce. Lei leggeva, cancellava la bozza e riscriveva, rispondendo. E così via. E la danza delle idee proseguiva.

I segni della loro intesa erano così avviluppanti, una brezza primaverile di condivisioni, una gara innocente a chi avrebbe anticipato i desideri dell'altro.

Com'era iniziato il declino? Con una richiesta di poter avere "momenti di libertà individuale". Con la paura di affrontare i primi momenti di quella intimità che lei trovava tanto naturale, e invece lui trovava .... già, come li trovava lui? Non aveva mai proposto, in effetti, di andare oltre. Aveva sempre rimandato a giorni futuri, senza fretta. Ma lei non capiva. Non capiva come si può dire di amare una donna e, contemporaneamente, non desiderarla. Anzi, peggio. Rifiutarla.

Fino ad arrivare a chiedere di potersi ritagliare quei "momenti di libertà individuale". Che lei non capiva. Proprio non capiva cosa si intendesse con "momenti di libertà individuale" in una coppia che già si incontrava raramente. Era lui, la sua indipendenza, la sua libertà. Per lui, invece, era stare un po' da solo.

"Tutto normale" le ripeteva la sua amica "tutti gli uomini fanno così". Ma a lei non andava. Avevano fatto sempre di tutto per condividere. La parola esatta, fino a quel momento, era stata "condivisione".

"con-divisione".

Ma adesso, la "divisione" era balzata come una tigre affamata sul prefisso "con" e se l'era inghiottito.

"Tutto normale?" chiese lei, piangendo, all'amica. "Secondo te è tutto normale?". Un lungo e forte abbraccio silenzioso fu la risposta compassionevole. Le parole di conforto erano rimaste imprigionate nel fango della commozione che tutto impedisce: parole, movimenti, gesti. Solo un lungo abbraccio per rispondere che aveva sbagliato a capire. Avevano sbagliato entrambe.

Postato da: goccedianima a 15:00 | link | commenti
pensieri, sogni

24/02/2009
coincidenze...

Non stava bene, quel giorno.
Non stava affatto bene.
La gola in fiamme e qualche linea di febbre di troppo, l'avevano costretta a letto.
Eppure, aveva in programma di fare un bel giro di fine inverno con il suo amico jappista. Ma niente da fare, quella mattina era proprio a terra. Una debacle.
"Sarà un segno del destino"pensò. In effetti era la terza volta che organizzava un bel giretto con amici non-Guzzisti, e ogni volta era successo qualcosa che aveva impedito la partenza.
La prima volta si era accordata con gli harleysti del bar nel quale ogni tanto amava trascorrere una serata a birra e rock'n'roll anni cinquanta. Aveva nevicato.
La seconda volta, con la sua amica hondista, avevano concordato un girettino di domenica mattina, così, tanto per far scaldare il motore... Aveva piovuto tutto il giorno. Un'acqua che non avrebbe fatto alcuna paura alla Guzzi, ma le Honda ... si sa... difficili da tenere ... evvvabbé. Tutto rimandato.
Ma questa volta, beh questa volta l'inverno era quasi scomparso. La Guzzi era ben lucida nel box.
Un giretto così, tanto per gradire... Niente di impegnativo. Un giro al lago, un aperitivo e di corsa a casa.
Febbre.
Una fastidiosa, bruciante febbre.

"Non posso, non sto bene"
"Ma che peccato! Avremmo dovuto essere almeno in cinque, sei moto... Tutti ex compagni di scuola delle medie. Qualcuno con la moglie, qualcuno single... "
"Mi spiace, ma proprio non posso"
Si salutarono e, nel riagganciare, le prese una strana nostalgia.
Di strada, di curve, di Guzzi lanciata in una cavalcata sfrenata, di cilindri frementi tra le gambe, di vibrazioni che risalivano dai pedali del cambio e del freno posteriore, su su, lungo le gambe e la spina dorsale e ancora su ... fino alle braccia e ai polsi e alle dita che accarezzavano frizione e freno anteriore in un gioco di accelerazioni e frenate e strade dritte e curve danzanti... E ancora su, fino a far frizzare il naso come un flute di Berlucchi, e infinitamente su, oltre i capelli ed il casco, fino ad arrivare alle nuvole tra le quali un paio di aquile giocavano a nascondino.

"Okay, sono in astinenza da moto" pensò sorridendo.
Si alzò a fatica dal letto, la stanza le girava ancora tutt'intorno, ma raggiunse la finestra e lanciò lo sguardo verso il box, dove la Guzzi stava aspettando.
"Coraggio, piccola, tra qualche giorno starò meglio".
Rabbrividì, e tornò tra le coperte.

Anche la Guzzi, nel box, ebbe un brivido. O almeno, è quanto pensò lei, mentre chiudeva gli occhi per riaddormentarsi...

"Una moto non può rabbrividire"... pensò.

eyes

Postato da: goccedianima a 12:55 | link | commenti (2)
pensieri, motoguzzi

12/02/2009
Canzone

E' nell'aria ancora il tuo profumo dolce, caldo, morbido,
come questa sera
mentre tu, mentre tu non ci sei più..........
e questa sera nel letto metterò qualche coperta in più perchè se no,
se no avrò freddo senza averti sempre, senza averti sempre addosso
e sarà triste lo so ma la tristezza però
si può racchiudere dentro una canzone che canterò
Ogni volta che ne avrò voglia di parlarti, di vederti, di
toccarti e di sentirti ancora mia

...è stato splendido però amarti...

...e senza averti sempre addosso,
dentro una canzone...

e quando un giorno ti incontrerò
magari per la strada
magari proprio sotto casa tua eee...
ma guarda il caso però
guarda il destino splendido e crudele,
crudele e splendido!

E intanto i giorni passano ed i ricordi sbiadiscono
e le abitudini cambiano eee...

è stato splendido, è stato splendido, è stato splendido,
è stato splendido, è stato splendido...

Postato da: goccedianima a 12:26 | link | commenti

06/02/2009
sms

"Messaggi"

"nuovo msg."

Ti amo

quando mi sveglio

quando bevo il caffé

quando aspetto il metrò

quando lavoro

e quando no.

Ti amo

se sto bene

se sto male

se non so come sto.

Ti amo

vestito

nudo

se sei lontano

se ti tengo per mano.

Ti amo

così come sei

come parli

come ridi

come

bip! "sms in arrivo. Leggi?"

"salva in bozze"

"ricevuti"

"leggi"

Buongiorno Dolce Amore .... Ti amo ...

"chiudi"

"tornare a bozze?"

"SI" clic...

come

...

come mi anticipi quando ti sto scrivendo un sms....

"salva"

"invia"

Postato da: goccedianima a 13:52 | link | commenti

03/02/2009
presenze e assenze

Lei si era innamorata, prima che di altro, della sua ... disponibilità.

Erano due anime sole, sempre pronte a darsi sostegno reciproco. L'uno all'altra.

"Pronto? Hai da fare?" iniziavano così le loro telefonate, e non importava chi fosse a porre la domanda. La risposta dall'altro capo del telefono era sempre: "No, hai qualche idea?". E giù con le proposte...

Un lunedì sera, si erano trovati a bere birra e mangiare crepes alla nutella, in una baracchetta tanto rustica quanto accogliente.

Un'altra volta, avevano assistito all'intervista di uno scrittore importante che, non si sa come, aveva accettato un invito amichevole da parte di un Sindaco tanto intelligente quanto amante del proprio lavoro. Una serata amichevole, appunto.

Molte altre volte, si erano trovati, sempre all'ultimo minuto, per bere insieme una birra, o chiacchierare per qualche ora, o ... insomma ogni scusa era buona per trascorrere un po' di tempo insieme. Spesso, con una sottile vena di telepatia, lui le telefonava proprio nello stesso istante in cui lei pensava intensamente che avrebbe avuto voglia di parlargli. Stranezze dell'amore...

Due anime non più sole. Che meraviglia! Uno squillo di telefono o un sms e la giornata, o la serata, si colorava di sorrisi e buona compagnia, a volte fino a notte inoltrata. Lui spegneva il cellulare "Così non ci disturba nessuno".

A questo pensava, lei, quella sera, mentre aspettava - da sola - che lui rientrasse dal suo "impegno". Ricordava tutti gli sms e le telefonate e la disponibilità di una volta, e ne viveva tristemente il declino. Purtroppo, gli incontri si erano diradati, così come le telefonate. Era finito l'entusiasmo di vedersi, la voce era sempre più fredda. "No, scusa, stasera non posso" alternato a: "No, ho una riunione, scusami". E avevano smesso anche di parlarsi per telefono. "Mi si è scaricata la batteria" piuttosto che "Ho finito la scheda". Gli sms ormai erano diventati sempre più corti. Con un numero sempre minore di parole. Non più di due, tre. Frettolosi. Molto frettolosi. Ora era lei a stare dall'altra parte di un telefono staccato.

E così la disponibile presenza era diventata una ingombrante assenza.

Sapeva che anche quella notte non sarebbe riuscita a dormire: il solito terribile peso le avrebbe schiacciato il cuore. Un errore a cui rimediare in fretta. Abbastanza velocemente da riuscire a salvare almeno una briciola di orgoglio e una di autostima. Non poteva sopportare più quel peso. Meglio essere "sola da sola", che "sola in due", ma come fare? Ormai non aveva più la forza di reagire, né per tentare di salvare qualcosa, né per tirare giù la saracinesca. Un'altra delusione. Un'altra spina nell'anima. Non aveva più la forza di proseguire. Non aveva più la forza di fermarsi. Ci pensò lui a darle la forza. L'ultimo gesto, purtroppo, di "telepatia" nei suoi confronti.

Un ultimo sms, per quella sera "Abbiamo finito, qui. Ci si beve un birra in compagnia. Buona notte". Quella birra - pensò lei - che, una volta, avrebbero bevuto insieme. Ma non faceva più male.

"Coraggio, si riparte". Aprì uno dei suoi libri preferiti e iniziò a leggere, per non pensare.

Per quella sera si sarebbe rifugiata nelle frasi che amava, nelle descrizioni di città mai visitate, nelle storie di persone mai conosciute. "Se non ti conosco, non mi puoi ferire". La realtà era troppo dura da vivere, le scorticava la mente. Meglio rifugiarsi nella fantasia, che non delude mai, perchè non esiste.

Spense il cellulare. Riaprì il libro, lentamente. Riprese a leggere, calma. Il peso sul cuore era volato via, portando con sé l'amore, in ostaggio. L'abat-jour illuminava una camera da letto in ordine, con una donna, sola, assorta nella lettura di una storia mai vissuta. In un mondo mai visitato. Il racconto di un amore volato via in una gelida notte nevosa di febbraio.

Postato da: goccedianima a 01:06 | link | commenti
pensieri

23/01/2009
Disperazione

Combatto ancora la mia guerra:

una coda infinita di perfide battaglie infinite

contro un nemico che sembrano dieci,

e uno di questi è la mia paura.

Ma non ho più il balsamo delle tue carezze

che mi scioglievano l'anima indurita.

Né il tuo sorriso dolce,

scudo invincibile contro le brutture.

E, adesso, il mio nemico sono undici.

Postato da: goccedianima a 13:40 | link | commenti (2)

21/01/2009
sono tornata!!!!

Adesso, basta.

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Postato da: goccedianima a 14:58 | link | commenti

20/01/2009
Guzzi e inverno....

Pioveva, quella mattina. Dopo le nevicate dei giorni precedenti, come non se ne vedevano da anni, e il freddo polare che aveva spazzato le strade inesorabile, trasformando le pozzanghere di neve sciolta in miliardi di laghetti ghiacciati, brillanti di tutta la loro nefanda pericolosità, finalmente quella domenica mattina pioveva.
Il cielo aveva sostituito, per l'occasione, la sua livrea “azzurro-cielo-terso-di-montagna” con un “grigio-depressione-fossa-delle-Marianne” che non prometteva niente di buono. Tutt'altro.
'Come faccio a trovare il lato positivo, in una giornata di m... come questa?' pensò, chiudendo con pigrizia il “Candido”, che aveva appena finito di leggere, concludendo che nemmeno Pangloss avrebbe potuto trovare qualcosa di ottimista in quella giornata. Anzi no, forse ne avrebbe apprezzata l'utilità dello sciogliere quei disgraziati cumuli di neve abbarbicati ai cordoli dei marciapiedi di periferia. 'Secondo me, Chuck Jones pensava a questo libro, quando ha iniziato a disegnare Wile Coyote mentre si illude di catturare, prima o poi, quel maledetto Road Runner!'
E sorrise, per la prima volta dopo tanti giorni, pensando al buon Wile mentre cadeva nel precipizio solo dopo essersi accorto che era finita la roccia su cui stava correndo. Giù i piedi, le gambe, il torace, intanto la manina fa ciao-ciao, il collo, la testa e, infine, con un ultimo saluto, anche il ciao-ciao se ne va... fiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiPOF! Nuvoletta, sipario, That's all folks!!

Alzò nuovamente lo sguardo oltre i vetri un po' appannati della finestra della cucina, che si affacciava sul gruppetto di box del condominio. Quando avevano iniziato a cadere i primi fiocchi, qualche giorno prima, aveva pensato che, come negli anni passati, sarebbe stato un problema di qualche giorno ma, con il passare delle ore, si era accorta che la Regina delle Nevi faceva sul serio. Chissà quale Kay avrebbe scelto, stavolta, per comporre la parola “eternità”...

Ding! Un sms la riportò nuovamente alla realtà. “Ciao, che facciamo? Qui diluvia!”. Tata, la sua migliore amica. Erano rimaste d'accordo che sarebbero andate a fare un giro da qualche parte per dimenticare la noia di quei giorni di neve e di ghiaccio in città, con finale eno-gastronomico in qualche ristorantino sulle colline emiliane, così, tanto per aggiungere un tocco di vita a quel periodo così difficile per entrambe. Le telefonò. Odiava gli sms: era lentissima a scrivere e i peggiori malintesi erano sempre nati da messaggi scritti di fretta. “Pronto?”
“Ciao!!! sempre a spendere soldi in telefonate, tu eh? Hehehe”
“Ciao, scema, smettila di prendermi per il c.... Non ho proprio voglia, Tata, di muovermi da casa”
“Depressione da pioggia? O da mancanza di moto?”
La capiva sempre. Una telepatia, nata sui banchi di scuola, che le aveva legate per anni.
“Entrambe”
“Miiii!!! tesorinaaa! Oggi sei proprio 'na palla!!”
“Smettila. Non ho voglia.”
“Ma dai. E poi, vedrai che prima di sera lui si farà sentire... Non puoi stare male così ogni voltaaa!" Le aveva letto ancora una volta il pensiero, "S-e-i 'n-a p-a-l-l-a”.
“Se non la smetti, vengo lì e ti meno...”
“Ecco, brava. Missione compiuta: sgancia quel tuo culone pigro dalla poltrona, dà un calcio a tutti quei libri che ti maciullano il cervello, prendi la macchina e vieni qui, che qualcosa ci inventiamo”.
Guardò nuovamente fuori dalla finestra. Il box. La moto. Cielo grigio. Pioggia. Freddo. Lui scomparso da qualche parte con gli amici. Freddo. Pioggia. Tristezza. 'Fanculo!!', urlò dentro di sé.
“Tata, visto che sei così vispa, stamattina, vieni un po' tu qui da me, che si sistema la moto”.
“Ok, ma poi si va dalla Sciura, a mangiare le crescentine e una fetta di quella Sacher da orgasmo”.
In dieci minuti erano già entrambe nel box, accesero la stufetta elettrica per scaldarsi, perchè l'umidità di quel giorno sembrava voler penetrare in ogni poro della pelle, per far marcire anche l'anima.
“Tempo di merda!”
“Taaataaa!! Se ti sentono i vicini, una bella ragazza come te... certe parole”
“Fanculo i vicini! Si fottano, come 'sta pioggia! Che cciai qualche vicino figo? Un buon partito? Qualcuno disposto a prendermi e portarmi via? Magari anche ricco?”
“No”
“E allora 'fanculo i vicini!! Hahaha!!”
“Ma … Hahahaha! Ciao principessa! Hahaha!”
E così, rabbrividendo per il freddo e ridendo, iniziarono a preparare stracci e spray e creme per coccolare la Breva.
“La laviamo?”
“No, ho troppo freddo oggi. Mi sa che non sto tanto bene... Comunque l'avevo lavata prima di staccare la batteria. La spolveriamo tutta per bene, togliamo quei brutti puntini sugli scarichi, ho qui la crema, la spostiamo un po' in avanti per il peso sulle gomme, le rimettiamo la copertina e poi prendiamo la macchina e andiamo dalla Sciura”.
“Oh, meno male. Credevo che ti fosse partito l'embolo delle pulizie furiose, come l'altra volta”
“No, a quelle ci penseremo prima di rimetterla in strada. La tua, invece, come va?”
“Ma sai, è solo uno scooter. E' lì, nel garage, mio padre ogni tanto ci fa un giro dal fornaio. Non mi metto di certo a lucidarlo. Figurati! E' uno scooter. Non è una bella fighetta come la tua Guzzi. Hahaha!”
“Miii quanto sei scema oggi. Comunque sì, è proprio una bella fighetta, 'sta motina”.
Così, parlando e lucidando, passami lo straccio, strofina bene che c'è ancora un po' di crema, la mattinata passò tranquilla. Niente uomini, quel giorno. Lei, Tata, la Breva, la pioggia, l'amicizia, le risate.
“Cin?”
“Sì, Tata? Lucida ancora un po' lì, tesoro...”
“Cin... però quando smette di piovere, mi accompagni a provare un Nevada?...”

Postato da: goccedianima a 07:13 | link | commenti
moto, tales, motoguzzi

08/01/2009
pensieri

Pensieri che non fanno dormire

che fanno paura

che fanno tremare.

Nascondo il viso sotto il cuscino

per soffocare l'angoscia,

invano.

L'insonnia, oscura regina

malvagia, strizza il mio cuore

tra i suoi artigli infuocati.

E io, devo decidere

devo decidere

devo decidere.

Dammi un sorriso, ne farò bende

per arginare il dolore

che non mi fa respirare.

Dammi un abbraccio,

unguento balsamico

contro i graffi brucianti.

Stringimi forte, in quest'aurora rosata,

ultimo atto d'amore:

si sentono le armi, vicine.

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pensieri

05/01/2009
a volte è bello, sbagliare

Un errore meraviglioso.

Nessuno più di me

può capire quanto bello sia stato

ammettere di aver sbagliato....

 

sunflower-fairy

 

 

Postato da: goccedianima a 19:27 | link | commenti
sogni

03/01/2009
in ordine sparso

"Tutto ciò che non uccide, fortifica" mi dicesti, vecchio mio, per consolarmi.

Ma il mio cuore, questa volta, non è sopravvissuto.

... We only said good-bye with words
I died a hundred times ...

Tutti i miei sogni piangono e, in un corteo luttuoso, lo accompagnano all'ultima dimora, vecchi amici di una vita precedente.

... I love you much
it's not enough ...

Al posto del cuore, un masso adesso comanda le mie azioni.

Un masso stupido, grezzo, osceno. Duro.

... And life is like a pipe
and I'm a tiny penny rollin' up the walls inside ...

I sogni sciolgono il corteo, salutano il mio povero vecchio cuore che ha ceduto di fronte all'ultima battaglia e, in ordine sparso, silenziosi, ad occhi bassi, vanno via.

... We only said good-bye with words
I died a hundred times  ...

 

dead-sunflower

 

Postato da: goccedianima a 13:28 | link | commenti (2)
pensieri

02/01/2009
31 dicembre 2008

Anche per lei era giunta la fine dell’anno.

Verso le sette aveva cenato quasi normalmente, aggiungendo al solito menu solo un paio di mini-tartine imburrate con salmone affumicato e un paio di vol-au-vent mignon comprati in rosticceria prima di tornare a casa dall'ufficio, e sostituendo alla solita acqua un bicchiere di Veuve Cliquot che le era rimasto in frigorifero da quando era venuta sua cugina a trovarla, a Santo Stefano. Poi aveva riordinato,  indossato qualcosa di rosso, l'onore di "portafortuna" era toccato ad una t-shirt a mezze maniche sotto il maglioncino bianco, ed era uscita, dopo essersi lasciata definitivamente convincere da una mezza tempesta di neve a non recarsi alla festa della sua amica. "Una buona scusa" pensò. Salì in auto e iniziò a girovagare, senza meta. L'intenzione era semplice: NON trascorrere la notte di San Silvestro in casa. Ma il tutto finiva lì, non aveva alcuna idea di dove andare, fino a quando non intravide da lontano le luci di un cinema multisala.

"Mah" pensò, "ci sono quattordici sale proiezione, un film decente lo troverò di sicuro". Mentre parcheggiava, osservò che c'erano parecchie altre auto. "Non sono l'unica. Quindi il mondo è pieno di persone sole" e le venne da ridere "Bene. Avrò meno vergogna a chiedere un biglietto d'ingresso solo per me". Entrò dalla grande porta a vetri: tutto era enorme e così diverso dai cinema che frequentava quando era giovane. Non poté non pensare in parallelo al paragone multisala/cinemadiperiferia, da una parte, ed  ipermercato/negoziettodiquartiere dall'altra.

Non conosceva il nome della cassiera del multisala, né di quella dell'iper. E loro, reciprocamente, non sapevano se lei prediligesse i film d'amore o di avventura, né se avrebbe voluto essere informata del giorno settimanale di consegna degli ananas freschi.

Diede un’occhiata rapida ai film in programmazione, ne scelse uno che iniziava alle 20.30 e uno che sarebbe iniziato alle 22.40. E comprò entrambi i biglietti.

“Uno per il cartone animato e uno per il film di fantascienza”.

“Uuunooo?” chiese la cassiera.

“Si, signorina, uno per cortesia”.

“Uuuunoooo?” ripeté la cassiera, questa volta con un sorrisetto ironico in viso.

La donna pensò “Stronza!” e ripeté, il più gentilmente possibile e cercando di non far trapelare quanto le stava passando per la testa in quel momento: “Si, signorina, per cortesia, uno per il cartone animato delle otto e mezza  e uno per il film di fantascienza delle undici meno venti.”

“Ha quaaaalche prefereeeenza per il poooostooo? Taaaanto per un poooosto soooolo, qualcooosa  si troooova…”

La donna prese un respiro, per lasciar sfogare i pensieri, prima che sfociassero in azione: “Mamma mia, adesso le mollo un cazzotto su quel visetto da Barbie sfigata…” e poi rispose, con una secca e fredda cortesia: “Un posto da sola. In alto. Centrale. Lontano da altri, ché non voglio essere disturbata dal rumore dei popcorn sgranocchiati. Riesce a trovarmelo?” E assunse un cipiglio che la strega di Hansel e Gretel in confronto sarebbe sembrata più ingenua di Biancaneve.

La Barbie sbatacchiò quelle sue insulse ditina sulla tastiera e poi stampò i due biglietti d’ ingresso.

“Eeeeccoooo signoooooraaa. Dicioooottoooo euroooo. Buooonaaa seeeeraaaaa”.

Mentre pagava, la donna pensò: “Chissà dove mi ha cacciato, ‘sta stronza interpretando correttamente il sorrisetto sardonico stampato su quel visetto imbecille. Infatti, una volta entrata in sala, si accorse che la fila “L” era posizionata a metà della scalinata, verso il basso, e il posto 3 era praticamente in un angolo.

Vabbè, non appena inizia il film, mi sposto”.

C’erano parecchie persone, pensò, e tanti erano genitori con i figli piccini. Tre o quattro coppiette giovani. Una coppietta di suoi coetanei, che si tenevano teneramente per mano. Sorrise dolcemente. L’idea che ci si potesse rifare una vita, anche dopo i quaranta, le dava sempre un senso di profonda serenità.  Chissà, forse anche io un giorno… Ma non stasera, certamente. Più avanti. Chissà…”. Da sola, praticamente, c’era solo lei.

Il film era mediocre. Era una versione “2” che non valeva nemmeno un decimo della versione iniziale di un paio di anni prima. Non ridevano i bambini, e nemmeno  lei, che tanto si era divertita con la precedente. La silenziosa cappa della noia, dopo una decina di minuti, si era adagiata su tutti gli spettatori. Per qualche manciata di minuti si era anche addormentata.  Bene. In linea con la serata di m… che avevo già previsto… Almeno mi sono riposata. Secondo me avrò anche russato … hehehe” e fu l’unica risata di quelle due ore.

Alla fine dello spettacolo, le uscite portavano proprio all’esterno del cinema e lei potè godere, per qualche minuto, della bella nevicata che aveva già imbiancato le auto parcheggiate e rendeva leggermente scivolosa la strada. I fiocchi, grandi e generosi, le sfioravano il viso come lievi baci innamorati. E lei si sentì un po’ meno sola. “Il bacio dell’inverno. Se le stagioni assumessero forma umana, l’inverno sarebbe un uomo forte e rigoroso. E riserverebbe la sua dolcezza solo per me. Il bacio dell’inverno ….” Aspettò qualche minuto, passeggiando sotto quell’espressione amorosa di una stagione che lei amava, perché così simile a lei, entrambe piene di contraddizioni, e capaci di affrontare il mondo dure come il ghiaccio sui vetri delle auto, ma anche calde come un caminetto acceso in uno chalet di alta montagna.

Dopo essersi saziata di quei baci freddi ma vicini al suo cuore, rientrò nella multisala e andò a farsi strappare l’altro biglietto. Il ragazzo addetto all’ingresso la riconobbe, era una spettatrice abituale ma mai era andata due volte di seguito nella stessa serata... e alla vigilia di capodanno per giunta..., e le sorrise dolcemente “Buona visione, signora” e lei ricambiò con tenerezza “Grazie. Buon lavoro e, soprattutto buon anno.”.  Grazie. Anche a lei, signora.

Anche questa volta c’era gente in sala. Era quasi piena. Il secondo film era un genere fantasy, che lei prediligeva, perché le permetteva di fare una delle cose che amava di più: lasciar volare la fantasia. Oltre questo mondo duro, oltre questa vita difficile, oltre la solitudine. Ancora più in là, tuffandosi  senza paura dentro l’amore che vince sempre, le storie a lieto fine, le persone buone ad oltranza, il male che viene sempre sconfitto, i problemi che si risolvono nello spazio di un’ora e mezza…. Mondi meravigliosi, dove se si soffre poi c’è sempre una ricompensa. Dove oltre la schiavitù c’è sempre la libertà. Dove i cattivi finiscono sempre per essere annientati. Dove, se si ha un problema, c’è sempre una persona che salta fuori da non-si-sa-dove e aiuta. La fantasia, insomma, allo stato puro.

Quando lo schermo si spense, e vennero accese le luci, la mezzanotte era già passata. Da quindici minuti. Lei indossò il cappotto e iniziò a scendere le scale lentamente. Qualcuno dalla prima fila gridò: “Buon anno!!” ma era un augurio rivolto a chi gli stava vicino e che lo aveva già contraccambiato abbracciandolo calorosamente.

Lei sorrise amaramente e uscì con gli altri dalla sala.

Auguri…” pensò tra sé e sé, mentre si avviava verso l’auto, immergendo il viso nella sciarpa rosa, per nascondere le lacrime che non riusciva più a trattenere. “Auguri… Ma nessuno avrebbe risposto con un abbraccio.  Buon anno…”. Mise le mani in tasca.

Il cinema aveva spento tutte le luci dell’ingresso.

Si sentivano solo i passi nella neve degli spettatori degli ultimi spettacoli, mentre andavano verso le auto.

Risalì in macchina, si asciugò gli occhi. Riaccese il cellulare, che aveva dovuto spegnere durante la proiezione.

Una  luce scintillò nel buio dell’abitacolo. 1 NUOVO MESSAGGIO IN ARRIVO.

Lo aprì: “Provo a chiamarti ma non ci riesco. Ti amo.”

Ciao, Amore…” pensò e ormai le lacrime erano incontenibili. Lui era così lontano, quell’anno … così lontano… così lontano …

Ma che senso avrebbe avuto, spiegare alla cassiera che lei avrebbe anche potuto non essere sola, al cinema, quella sera?… o spiegarlo al ragazzo dei biglietti, o alla coppia seduta nella fila superiore, o alla mamma di quei due bimbetti che correvano su e giù per la scalinata della scala nell’attesa che i cartoni animati iniziassero?

Nessun senso. Perché in fondo, a nessuno interessa il motivo per cui una donna trascorra la sera del 31 dicembre al cinema.

A guardare due spettacoli di fila.

Da sola.

A nessuno.

Postato da: goccedianima a 16:03 | link | commenti (4)
pensieri, tales

09/12/2008
Guzzinverno

E' un sabato mattina freddissimo. Non ho il coraggio di accendere la moto, e per svolgere le mie commissioni decido di prendere l'auto. Salgo, allaccio la cintura, metto in moto e ...
"dliiiingggggg!"
Il segnale acustico cattura la mia attenzione, e guardo il messaggio lampeggiante sul cruscotto
"2,5° C possibile ghiaccio su strada"
e me lo ripete, come una buona amica (perchè la mia Ypsilon, come la mia moto, è decisamente vanitosamente capricciosamente femmina).
 
"dliiiingggggg!"
"2,5° C possibile ghiaccio su strada"
nel leggere quelle parole, rabbrividisco...
 
Guardo la Breva, parcheggiata davanti al musetto della Ypsilon (perchè così si fanno un po' compagnia...) e coperta dal grande telo grigio per moto, che l'avvolge tutta quanta abbondantemente perchè era destinato - nella primordiale idea del fornitore - all'imponenza di qualche grande moto "maschia".
In poche parole, potrebbe avvolgere senza problemi un California.
Oppure una Harley.
 
E così anche la mia motina, protetta da tutta quella sovrabbondanza di calore, assomiglia un po' a me, quando indosso la mia tuta da pioggia, creata per uomini più alti di me di almeno venti centimetri, e che mi fa apparire un po' persa nelle pieghe del tessuto...
 
Il segnale mi riporta alla realtà:
"dliiiingggggg!"
"2,5° C possibile ghiaccio su strada"
 
"Okay okay ... ho capito. E' ora di andare..."
 
Torno all'ora di pranzo. La Brevina è ancora lì, coperta. Devo farlo. Devo chiamare. Avevo detto che sarei andata. I pezzi che avevo ordinato sono arrivati già da qualche giorno. Prendo il cellulare. Clic. Menù. Clic. Rubrica. 03.Guzzimecca.
 
Clic.
 
"Ciao, sono Cin, come va?"
 
"Ciao Cin, tutto bene. Tu, tutto a posto?"
 
"Ehm, si... siete aperti oggi pomeriggio?"
 
Rispondimi di no, ti prego ... rispondimi di no ....
 
"Sì, vieni pure".
 
"Ok, grazie".
 
Beh penso, un impegno è un impegno.
 
Vado a casa, mangio e mi vesto come se stessi andando ad affrontare l'Himalaya.
 
Quel poco di sole che c'era, se n'è andato a nascondersi ('stardo!!) dietro alcune nuvole dall'aspetto tuttaltro che simpatico ('starde!!).
 
Metto in moto e parto.
 
Per fortuna il ghiaccio non c'è. Anche questa volta il mio "spirito protettore" ha deciso di starmi vicino e svolgere bene il suo lavoro.
 
Arrivo, dopo una trentina di chilometri, con il naso che mi sembra si stacchi dal viso. Anche perchè non sono riuscita a tenere la visiera chiusa per tutto il tragitto. E' più forte di me. Mi piace l'aria sul viso, anche se i gradi della temperatura esterna si misurano sulle dita di una sola mano.
 
brrrrrrrr..... Ma non c'era l'effetto serra?
 
Mi scaldo con qualche dolcetto preparato dalle mani d'oro di una zavorrina di guzzista, accompagnato da un bicchiere di vino fatto in casa (tanto non devo più guidare, purtroppo) e con qualche scambio di battute con qualcuno dei presenti.
 
Lascio la Brevina in buone mani, lo so. La solita "pacca" sul serbatoio, prima di partire.
 
Un ultimo pensiero: Vado, tesoro, ma – lo sai – ti lascio in buone mani. Il tagliando era da fare da tempo, lo sai, vero? …
 
E come sempre, lei mi risponde, con la voce che parte direttamente dalla sua anima e vola verso la mia: Ok, Cin. Ci vediamo presto, vero? Mi verrai a prendere non appena possibile, vero?
 
Sono in stazione, adesso. Mi hanno dato un passaggio in automobile. Il treno tarda ad arrivare e io sto qui, con lo zaino che cerca di contenere a fatica i pantaloni imbottiti, la sciarpa rosa e il gilet che indossavo sotto la giacca da moto. Con una mano tengo il biglietto, con l’altra il casco. Non ho voluto lasciarlo, perché così ho l’impressione di non essere rimasta senza moto.
Treno. Metropolitana. Casa.
 
Il viaggio di ritorno molto più caldo ma anche molto più noioso di quello dell’andata. Senza alcuna possibilità di paragone. Due viaggi completamente diversi. Due mondi completamente diversi.
 
Mi mancherai, tesoro...
 
Una folata di aria gelida mi accarezza il viso e sembra che rechi con sé la risposta Anche tu, Cin. Anche tu…. vieni a prendermi presto, vero?

Postato da: goccedianima a 19:10 | link | commenti (2)
moto, tales, motoguzzi

05/12/2008
L'inverno dentro.

Un dicembre fred-dd-dd-dd-dd-dd-dissimo.

C'è meno ghiaccio in strada

che nel mio cuore.

 

SecretGardenIceFairy

Postato da: goccedianima a 01:36 | link | commenti (1)
pensieri

01/12/2008
pensieri e parole ....

"Nessuno mi aveva mai detto, prima di oggi, delle parole così".

'Perchè nessuno, prima di oggi, ti aveva mai amato come ti amo io adesso', pensò, ed invece rispose: "Non importa, è stato solo un momento. Non pensarci. Forse questa sera ho bevuto un po' troppo", e accettò in silenzio la fitta al cuore, la punizione della sua anima per una risposta così stupida e fredda.

"E, in più, io non ti conosco."

'Mi conosci benissimo, tesoro. E' da quando mi conosci che cerco di fartelo capire. Ma tu non vuoi. Non vuoi nemmeno prendere in considerazione la cosa. Sei troppo preso ad inseguire un sogno marchigiano, ed un ricordo inglese'. Ma anche questa volta le parole non rispecchiarono i pensieri.

"Non preoccuparti. Te l'ho detto: è solo perchè ho bevuto troppo. Hai frainteso, era solo una poesia che stavo iniziando a scrivere. Uso il cellulare, come se fosse un sms, per non dimenticarmela. Deve essere partita per errore".

Un'altra fitta al cuore, come una frustata. 'Si pagano così le bugie?'  E bevve un altro sorso da quella bottiglia che odiava, perchè gli alcolici erano veleno per lei. La testa girava, annullando ogni volontà di combattere per quell'amore completamente sordo ai suoi richiami.

Lui, dall'altra parte, era imbarazzato. Lei, al di qua dell'oceano, era a pezzi. Si era buttata un'altra volta in una storia sbagliata. Una storia mai nata. Un muro contro il quale aveva lasciato che si schiantassero il suo cuore ed il suo orgoglio. Non era certamente quello il risultato che lei avrebbe voluto ottenere da quell'sms in cui gli apriva il suo cuore, con una disperata dolcezza.

"Devo riattaccare, adesso. Scusami. Se puoi buttarlo via, per cortesia, tanto io ho già trascritto le parole sul mio taccuino. Ciao. Buona notte"

'Già. Buona notte, anima mia. Ho frainteso. Un'altra volta ho frainteso. Non importa. Mammamia quanto sto male. Ma ne valeva davvero la pena?'

"Buona notte."

Non aveva capito niente. Non aveva capito niente ... Le parole si confusero tra i sogni ad occhi aperti di viaggi e di nuvole e di futuri abbracci che non avrebbe mai ricevuto. Poi, finalmente, l'alcool ebbe il sopravvento sui sogni e un sonno pesante schiacciò, come un lottatore di sumo, quelle farfalle iridescenti alle quali lei aveva affidato i suoi desideri.

fussli_solitudine

 

Postato da: goccedianima a 10:18 | link | commenti
pensieri, sogni

message in a bottle

Un unico foglio, in quella bottiglia di vetro verde ritrovata sulla spiaggia "Sei il mio Zahir".

Ma lui non aveva letto Coelho. Non poteva sapere. Prese il foglietto, lo lesse un paio di volte, cercando di capire.

Poi sorrise.

Accartocciò il foglietto e lo gettò via, dicendo tra sé e sé: "Bella 'sta bottiglia. Va bene per la salsa di pomodori che preparerò l'estate prossima" e se ne andò, camminando lentamente.

Un'onda pietosa raccolse tra i suoi flutti, delicatamente, il foglietto, e lo trasportò con sé in fondo al mare, aiutandosi con le correnti tiepide ad aprirlo, a lisciarlo, ad accarezzarlo. Facendolo leggere alle sirene, che capirono e piansero.

lnfine, lo sciolse nell'acqua del mare, mescolando le molecole di acqua e di carta e di inchiostro, affinché  tutto l'amore contenuto in quelle quattro parole diventasse esso stesso un'onda, a lambire i passi di altri due innamorati, lontani lontani, che camminavano sul bagnasciuga tenendosi per mano.

 

message_in_a_bottle

Postato da: goccedianima a 04:04 | link | commenti
pensieri, mare

17/11/2008
Casta Diva

Casta Diva che inargenti
queste sacre antiche piante
a noi volgi il bel sembiante
senza nube e senza vel.
Tempra, o Diva,
tempra tu de' cori ardenti
tempra ancor lo zelo audace
spargi in terra quella pace
che regnar tu fai nel ciel.

Fine al rito : e il sacro bosco
Sia disgombro dai profani.
Quando il Nume irato e fosco,
Chiegga il sangue dei Romani,
Dal Druidico delubro
La mia voce tuonerà.
Cadrà; punirlo io posso.
(Ma, punirlo, il cor non sa.
Ah! bello a me ritorna
Del fido amor primiero;
E contro il mondo intiero...
Difesa a te sarò.
Ah! bello a me ritorna
Del raggio tuo sereno;
E vita nel tuo seno,
E patria e cielo avrò.
Ah, riedi ancora qual eri allora,
Quando il cor ti diedi allora,
Ah, riedi a me.)

casta_diva

 

 

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pensieri

10/11/2008
AG uinterparti

Emozioni incontrollabili.

Ogni abbraccio, una caduta libera di petali di rosa intorno al cuore.

Il calore dei sorrisi, più potente della più potente centrale nucleare.

Una chitarra in carbonio diffondeva musica nell'aria e vibrazioni nell'anima.

Un sabato sera che vale più di dieci diamanti rosa.

La bellezza delle anime guzziste è tracimata in un ristorante mandellese.

Un intreccio inestricabile di affetto e amicizia,

nel quale sono rimasta inesorabilmente aggrovigliata:

e che nessuno si azzardi mai a cercare di liberarmi!

Postato da: goccedianima a 08:14 | link | commenti (3)
moto, motoguzzi

07/11/2008
assedio

Anche stanotte le preoccupazioni,

accampate intorno al mio cuore,

assediano la mia anima.

Le vedo, là, lontane, nella pianura.

Cantano gesta antiche, intorno al fuoco,

affilano le armi,

lucidano le corazze,

e aumentano aumentano aumentano...

Io, chiusa in questa torre,

con le mani legate

e gli occhi bendati

le scorte ormai quasi finite,

aspetto solamente che qualcuno mi liberi.

Non ho più forza per lottare,

non ho più voglia di difendermi,

mi lascio travolgere dalle paure

fino a farmi mancare il respiro.

Non riesco a convincere me stessa,

questa notte,

che riuscirò a farcela.

Non mi credo.

Non mi fido.

Domani sarà tutto più semplice:

mi riempirò la giornata così tanto

da non avere il tempo di pensare.

Ma stanotte no.

Stanotte non riesco a scacciare dai miei occhi

il bagliore delle armi,

che si riflettono nel fuoco.

Né, dalle orecchie, il clangore dei martelli che colpiscono

le corazze incandescenti

per temprarle.

L'odore pungente dei fuochi

arriva fino alla mia torre e mi soffoca

e mi tiene sveglia.

Il freddo delle catene che legano il mio coraggio,

questa notte, mi dà i birvidi.

Ma più ancora la paura.

E il sapore amaro di sconfitta

si mischia con quello nauseabondo della paura

e io sto male, sto male, sto male.

Con le ultime forze cerco di trattenere le lacrime

che, invece, si divincolano e riescono ad uscire dai miei occhi.

 

Sono persa nel buio di me stessa.

 

 

 

 

catene

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pensieri

06/11/2008
Una porta chiusa. One closed door.

Anfibi. Rayban. Uno zaino sempre pronto per partire. Il passaporto. Un bacio veloce alla tua donna. E sogni, tanti sogni, così tanti da non riuscire a farli stare nel tuo zaino, né nel tuo cuore.

Tentavi di recintarli in parole e frasi che però non riuscivano a contenerne tutta la prorompenza e si inseguivano, come un galoppo lanciato di cavalli bianchi, tra le pagine dei tuoi pensieri.

E partivi verso i tuoi deserti lontani, lasciando tracce di te sulle anime di chi continuava a passare a leggere e rileggere le tue pagine, lasciando i propri pensieri intrecciarsi con i tuoi. Poi tornavi e lo si scopriva da un messaggio, qualche breve nota qua e là, come un sorriso appena accennato e un lieve cenno di saluto.

Anche questa volta, mi era sembrato di sentir bussare alla porta della mia mente, e sono corsa verso quell'uscio. Ho preso la maniglia con le due mani, con un entusiasmo impetuoso, per aprire... ma era chiusa. Dopo un attimo di smarrimento "No.. Non è possibile... Non posso aver frainteso!..." ho riprovato a girare la maniglia. Niente da fare. Niente più intrecci di pensieri. Niente più scambi di emozioni.

E allora ti lascio qui il mio saluto, qui tra le mie parole, le mie frasi e un pezzo del mio cuore di amica. Perchè niente di più ti avevo mai chiesto. O forse proprio per questo.

Mi sono sbagliata, ancora una volta. Una volta in più tra le tante altre, in quel paesello virtuale in cui le mie prime parole avevano iniziato a sgorgare libere dal profondo della mia anima a pezzi, e nel quale ogni giorno ritorno per cercare di lasciare un saluto e un poco di affetto a chi è rimasto.

Tu, zingaro nel cuore. Io, emigrante nell'anima.

I tuoi anfibi, le mie scarpe da tennis.

 

http://it.youtube.com/watch?v=-j39ABZyzek&feature=related

I tuoi sogni, i miei pensieri.

Entrambi con i propri amori: tu, la tua donna. Io, la mia libertà.

Postato da: goccedianima a 08:57 | link | commenti
pensieri

04/11/2008
Viaggio verso Est

Una giornata di sole come non ne vedeva da anni, a novembre, dalle sue parti. Arrivata dopo una intera  settimana di nubifragi di fine ottobre, senza tregua.

La pioggia della settimana, infatti,  aveva regnato dispoticamente, fino alla notte inoltrata del venerdì precedente, su ogni superficie stradale; miliardi di gocce capricciose avevano giocato “allo scivolo” sulle foglie dei platani; gli ombrelli avevano lottato fino all’esasperazione, per proteggere i frettolosi infreddoliti passanti dalla ribellione di milioni di miliardi di lacrime stizzose di un cielo che pareva avesse deciso di sciogliersi tutto in una settimana, gettando sulla Terra indifesa ogni goccia possibile di succo di nuvole.

Sdonnnggg!  Sdonnnggg! Sdonnnggg!

Un suono metallico e ripetitivo per tre, quattro volte consecutive. Poi il silenzio della notte. E ancora: Sdonnngggg! Sdonnnggg! Sdonnnggg!

Lei stava sognando di correre in un prato estivo, vestita di un abito di impalpabile organza bianca che si macchiava dei mille colori di fiori che decoravano il campo. Il rosso dei papaveri sfumava nell’azzurro intenso dei fiordalisi, e il giallo delle margherite si lasciava sposare dal verde dell’erba appena tagliata… Sdonnnggg!

 Ma… cosa….” Il ritmo delicato e profumato del fruscio dei fiori di camomilla tra le sue gambe era stato interrotto da un rumore, come di ferro battuto lontano. Sdonnnggg!  

Ancora? Ma che succede?” Questo rumore impossibile, questo succedaneo di campane fantasma, interruppe la sua corsa libera, la prese tra le braccia e la adagiò tra i righi di un pentagramma che la riportarono lentamente nel letto.

Sdooonnnnngggg! Sempre più vicino, sempre più forte. Nel buio della notte, quando fu del tutto sveglia, si accorse che un vento monello stava giocando a fare il Quasimodo, improvvisando lo scenario di  Notre Dame de Paris sul balcone dell’appartamento accanto. Qualcuno probabilmente aveva legato alla ringhiera un qualche oggetto metallico che adesso sbatacchiava qua e là, svegliando tutto il mondo.

L’ultimo “Sdoooonnnngggg!!!” le fece sospettare che i suoi vicini prendessero del valium, la sera, prima di coricarsi. Riuscì a dormire male, crollando ogni tanto dalla stanchezza e svegliandosi di continuo. Comunque il prato che macchiava i vestiti, non rientrò più sotto i suoi passi sognati.

Il giorno successivo, sabato, il cielo stava ancora tenendo il broncio, ma già si vedeva qualche squarcio di azzurro qua e là, come un vestito strappato. Lei perdonò al vento tutto quel rumore: aveva fatto il turno di notte, poverino, per regalarle un po’ di sereno.

Le ore trascorrevano e la terra, finalmente affrancata dalla pioggia tiranna, ricominciava timidamente a vivere.

Lei aveva avuto tante commissioni da svolgere e tutto il suo daffare non le aveva permesso di notare i risultati di quella notte tormentata. Era arrivata stremata, come sempre,  alla sera e l’unica cosa di cui si era accorta era che faceva decisamente meno freddo. Si coricò, con la speranza di poter riprendere il suo sogno sereno di corse per gioco tra mille colori, le corse e i salti e le danze che lei non poteva più fare nella vita reale da più di cinque anni, essendo rimasta zoppa dopo il suo incidente.

Il vento, passato di lì per caso da una finestra socchiusa, si accorse del suo viso triste, anche se lei già dormiva, le sfiorò le labbra dischiuse che respiravano ritmicamente, e continuò per tutta la notte la sua opera di pulizia, ma questa volta in gentile silenzio, per non disturbarla.

La prima domenica di novembre si presentò come una giornata sorridente, svampitella ma bellissima. Salutò il mese di ottobre che se ne andava, stanco e grigio, e si inchinò verso il mondo con un sorriso, vestendosi dei sontuosi raggi brillanti di un sole arancione d’autunno. Una domenica vanitosa e civettuola. E allegra, soprattutto allegra. Il vento, svegliandola, le aveva fatto promettere che quella donna dal viso triste avrebbe potuto sentire nuovamente la brezza di una corsa, sul viso. E anche provare l’ebbrezza di una corsa, nell’anima. E quel piccolo giorno festoso, quella anomala domenica novembrina si era data davvero da fare.

Non fu il rumore di un karaoke per improvvisate campane stonate, a risvegliarla, quella mattina, ma due  gradevoli raggi di sole, filtrati attraverso le tapparelle socchiuse, che si erano messi a giocare alla cavallina tra le sue ciglia.

Non si può descrivere il sorriso della donna, quando realizzò che, fuori casa, c’era una bellissima giornata che avrebbe dovuto vivere la sua naturale esistenza nel marzo passato, ma per qualche motivo era rimasta imbrigliata nel calendario e solo adesso si era decisa a saltare fuori.

Il primo pensiero, dopo aver aperto le finestre e aver respirato quel profumo di giovinezza, fu per la Breva.

Si preparò canticchiando, e uscì in strada in un tempo brevissimo. Non voleva perdere nemmeno un minuto di quel miracolo meteorologico.

Asciugò la moto. La accese e partì. Con la visiera del casco aperto, come non faceva più da settimane, a causa del freddo pungente. Senza sottocasco di seta.

Quando fu fuori dal paese, nell’autostrada vuota di una domenica mattina alle otto, iniziò ad accelerare, con calma. Settanta. Ottanta. Freccia a sinistra. Corsia centrale. Come il passare di livello, in un videogame. Novanta. Cento. Un’auto davanti, lontana. Giù la visiera. Uno sguardo nello specchietto sinistro. Nessuno. Freccia a sinistra. Corsia di sorpasso. Centodieci. Centoventi. L’automobile diventa più grande. Più vicina. Sorpasso. E’ indietro. Lei pensa: “Proseguo. Non c’è più nessuno”. Centoventi. Centodieci. Cento. Novanta. Le piacciono le vibrazioni, a novanta. Retrovisore destro. Nessuno dietro. Nessuno davanti. Freccia a destra. Corsia centrale. “Così mi piace, in mezzo alla carreggiata. La Breva, io, l’autostrada”.   Che altro? I suoi pensieri. La sua concentrazione. Il sole arancione, che si stiracchia nel cielo e inizia a scaldare. La brezza mattutina. Il sole arancione. Visiera alzata. La brezza sul viso. Il sole arancione. Un ciuffo di capelli che le fa solletico al naso, finché il vento, galantuomo, non glie lo sposta all’indietro con un soffio. “Ho già sognato che il vento mi baciasse. Che sensazione strana. Lo sento sul viso, ma di più sulle labbra. Mah… starò impazzendo… O forse non si tratta di altro che della mia solitudine”.

Sta andando verso Est, dentro il sole. Il cielo è di un azzurro irreale. Il vento le fa il solletico sul collo, non riesce proprio a lasciarla tranquilla, quella mattina. Dispetti cortesi. Giochi di lievi carezze. E lei sorride, nel casco.

Novanta. Cento. Centodieci. Centoventi. L’anima presa dal suono degli scarichi caldi. Il cuore avvolto dall’emozione di un movimento che è quasi una danza.

La sensazione irresistibile della corsa in un prato, tenuta per mano dal vento.

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aria, motoguzzi

03/11/2008
ed è novembre...

... di nuovo.

Un mese triste, piovoso. Iniziato in modo anomalo: sabato e domenica con il sole. A Milano... ma quando mai?

Oggi è tornato alla normalità. A questa grigia, monotona, lugubre, piovosa, triste "normalità".....

 

 

24Diuggiosaombra(hifoto)

Postato da: goccedianima a 15:32 | link | commenti
pensieri

31/10/2008
Guzzi-Halloween

Mi piace quando Halloween cade di venerdì. Ha tutto un altro sapore. Tutto il week-end ne eredita i toni gotici...

Vado a preparare il calderone.
Soffriggo in olio Bardhal un trito di "catena di suzuki" e qualche briciola di "pelle di giubbotto di harleysta".
Aggiungo la punta di una coda, anzi, un codone di biemmevù e giro ... giro ... lentamente, con il cardano, aggiungendo a poco a poco brodo di casco Airoh e guanti Axo.
Intanto canticchio, come un mormorio sommesso, ma ben scandito da saltelli e piroette: "E l'a-qui-la va-a-a ... e noi stia-mo-qua-a-a ... girachegira il carda-no ... il brodoche bolle pianpia-no ..." Formule antiche, a conoscenza di pochi talebani guzzisti, tramandate oralmente secondo riti tribali: fermi al semaforo rosso, un orecchio al maestro e un occhio alla Hornet di fianco per bruciargli la partenza...

"E l'a-qui-la va-a-a ... e noi stia-mo-qua-a-a ... girachegira il carda-no ... il brodoche bolle pianpia-no ... La piu-ma diun'aquilain vo-lo ... mi piace viaggiaredaso-lo ... mi piacedipiùincompa-gnia ... oh aquila portami vi-a..."
Getto una piuma di aquila volata via dal serbatoio una volta che correvo troppo.
L'esplosione è violenta.
Booom!!!

Il fumo di un burn-out salta fuori con una danza maori e mi avvolge.

Mi abbraccio e inizio a roteare, la nenia ricomincia, la voce adesso è più decisa: "E l'a-qui-la va-a-a ... e noi stia-mo-qua-a-a ... girachegira il carda-no ... il brodoche bolle pianpia-no ... La piu-ma diun'aquilain vo-lo ... mi piace viaggiaredaso-lo ... mi piacedipiùincompa-gnia ... oh aquila portami vi-a..."

Si aggiungono altri guzzisti e danzano insieme a me, roteando su se stessi a braccia spalancate.
Più che una danza, un volo libero.
Siamo in tanti adesso, il coro ripete all'unisono: "E l'a-qui-la va-a-a ... e noi stia-mo-qua-a-a ... girachegira il carda-no ... il brodoche bolle pianpia-no ... La piu-ma diun'aquilain vo-lo ... mi piace viaggiaredaso-lo ... mi piacedipiùincompa-gnia ... oh aquila portami vi-a..."

E l'ombra del Grande Facocero apparve su tutti gli astanti ....

 

bikerwitch

Postato da: goccedianima a 11:04 | link | commenti (1)
moto, tales, motoguzzi